Cass. Pen. sentenza n. 36022/11 - Amministratore di Condominio: Appropriazione Indebita

del 05/10/2011

in Sentenze, Amministratore

CORTE DI CASSAZIONE PENALE DI PALERMO: L'amministratore di un condominio commette il reato di appropriazione indebita anche la somma sottratta dalla cassa del condominio è esigua, qualora l'amministratore non sia in grado di provare che tale minima differenza di cassa sia riconducibile a cause diverse dalla finalità di indebita appropriazione e non da lui volute consapevolmente.


Svolgimento del processo
1. - Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d'appello di Palermo, quale giudice del rinvio, a seguito dell'annullamento disposto dalla Corte di cassazione nei confronti della sentenza d'appello pronunciata il 29 gennaio 2007, che confermando la sentenza di primo
grado aveva riconosciuto la responsabilità di G. C. per il reato di appropriazione indebita, condannandola anche al risarcimento dei danni in favore della parte civile, ha assolto l'imputata escludendo la sussistenza del fatto contestato.
I giudici del rinvio, dopo avere premesso che l'imputata era stata condannata per essersi appropriata indebitamente del denaro depositato nel conto corrente del Condominio via (omissis), di cui era stata amministratrice dal 1 aprile 1996 al 31 marzo 1997, hanno ritenuto, sulla base della perizia del prof. P., disposta nel corso della precedente istruttoria
dibattimentale d'appello, che l'ammanco, calcolato in lire 1.018,754 a fronte della somma di lire 23.637.922 contestata inizialmente, era frutto di una oggettiva confusione nella gestione contabile da parte dell'imputata, escludendo la sussistenza del reato di cui all'art. 646 c.p.
2. - Contro questa sentenza ha presentato ricorso per cassazione il procuratore generale, deducendo il vizio di motivazione e censurando le conclusioni cui giungono i giudici del rinvio sulla base dei calcoli, ritenuti errati, contenuti nella perizia del prof. P..
Ha presentato ricorso per cassazione anche la parte civile, denunciando la errata applicazione dell'art. 646 c.p. nonché la manifesta illogicità della motivazione, anche sotto il profilo del travisamento delle prove, costituite dalle perizie disposte nel corso del giudizio e che avevano accertato ammanchi di cassa molto più elevati di quelli calcolati dall'ultima perizia.
Motivi della decisione
3. - Preliminarmente si osserva che l'imputata, nell'udienza di appello del 2 aprile 2010, ha dichiarato di rinunciare alla prescrizione del reato contestatole, che altrimenti avrebbe dovuto ritenersi estinto, ai sensi dell'art. 157 c.p., nel marzo del 2010.
Ciò comporta la necessità di procedere all'esame dei ricorsi, che appaiono fondati nei limiti di seguito indicati.
4. - Entrambi i ricorsi hanno dedotto l'intrinseca contraddittorietà della motivazione con cui la Corte d'appello ha assolto l'imputata dal reato di appropriazione indebita, fondando la
decisione esclusivamente sui risultati dell'ultima perizia, senza prendere in alcuna considerazione le precedenti consulenze disposte che giungevano a conclusioni diverse in ordine all'ammontare degli ammanchi.
Infatti, mentre il consulente di parte (rag. C.), quello del pubblico ministero (rag.. R.) e il perito del Tribunale (dott. C.) concordavano sulla somma di circa 20 milioni di lire costituente
l'ammanco nella gestione contabile del condominio da parte dell'imputata, il perito nominato in sede di appello (prof. P.) indicava in sole lire 1.018.754 la somma mancante. Ed è con riferimento a tale limitato importo che la sentenza impugnata ha escluso la sussistenza del
reato, ritenendo che "una piccola differenza di cassa" non potesse configurare l'ipotesi di appropriazione indebita, dovendo invece essere ricondotta "a cause diverse e non volute
consapevolmente dall'agente".
Ebbene, come rilevato nei ricorsi, si tratta di una motivazione manifestamente illogica, in quanto l'esclusione del reato, sia sul piano oggettivo che soggettivo, viene giustificata
unicamente in relazione all'importo esiguo dell'ammanco, affermando in maniera apodittica che tale minima differenza di cassa è "riconducibile a cause diverse", laddove non può certo escludersi che anche un minimo importo possa configurare un'ipotesi appropriativa.
5. - Peraltro, la motivazione appare illogica e contraddittoria anche sotto un diverso punto di vista, in quanto la sentenza impugnata si è allineata acriticamente sulle conclusioni dell'ultima perizia, senza che tale scelta sia stata giustificata da una seria e approfondita comparazione tra le diverse perizie disposte nel corso del processo: confronto tanto più necessario dal momento
che le conclusioni della perizia P. differivano profondamente da quelle dei precedenti accertamenti tecnici.
6. - I rilevati vizi della motivazione determinano l'annullamento della sentenza impugnata, con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo. (Omissis)